19/05/2013

Tuttofood, l'agroalimentare made in Italy scommette sull'export

Tuttofood, l'agroalimentare made in Italy scommette sull'export

 

Dal 19 al 22 maggio a Fiera Milano la biennale internazionale dell'agroalimentare. Edizione in crescita: oltre 2.000 espositori in sei padiglioni con otto aree tematiche. In vetrina il meglio della produzione italiana. Oltre 1.100 buyer da 60 Paesi. Iniziative per favorire l'internazionalizzazione delle medie e piccole imprese. Partnership con Expo 2015

 

L'export come missione per agganciare il binomio ripresa e crescita, le eccellenze agroalimentari del made in Italy come motori del business, l'accordo con Expo 2105 come percorso per valorizzare quello che il Bel Paese produce di inimitabile, unico, desiderato, cercato perché legato allo stile di vita italiano considerato all'estero come un must.

Il peso dell’export è stato di 24,8 miliardi di euro nel 2012, con un incremento dell’8%, a fronte della gelata dei consumi delle famiglie italiane alle prese con la lunga crisi. Questo è Tuttofood 2013, la biennale internazionale dell'Agroalimentare, in programma a Fieramilano (Rho) dal 19 al 22 maggio 2013.

 

La quarta edizione della rassegna è cresciuta ancora con la presenza di 2.000 espositori in sei padiglioni su una superficie di 120.000 metri quadrati: il che significa il15% in più rispetto all'edizione del 2011, con un aumento dell'11% di espositori. Come spiega il presidente di Fiera Milano, Michele Perini, Tuttofood "mette in contatto l'eccellenza italiana con una platea internazionale ampia e qualificata, lavorando insieme alle aziende di uno dei settori cardine della nostra tradizione industriale e culturale per creare una nuova cultura di business in Italia e nel mondo".

Con una novità importante, perché a partire da questa edizione, Tuttofood diventa l'ambasciatore "perfetto" di Expo 2015 (con cui ha stretto una partenership) che è dedicata ai grandi valori dell’alimentazione, del rispetto per l’ambiente e dello sviluppo del settore agroalimentare come stimolo al progresso per i Paesi più poveri con il tema "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita". Proprio a questi temi è dedicato infatti ilconvegno inaugurale domenica 19 maggio (sala Sagittarius, ore 10.30), mettendo in relazione istituzioni importanti come il World Food Programme, l'agenzia delle Nazioni Unite impegnata contro la fame nel mondo, insieme alle grandi realtà in grado di proporsi come investitori a livello globale per coniugare business e sviluppo. Percorso che porta all'edizione 2015 di Tuttofood, quando il salone aprirà nei giorni di apertura dell'Esposizione Universale. Al convegno che sarà aperto dal saluto del presidente di Fiera Milano, Michele Perini, sono previsti interventi del ministro per le Politiche agricole Nunazia De Girolamo, del commissario unico di Expo Giuseppe sala, di Linda Kiess del World Food programme, di Paolo De Castro presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo e di Paolo Magri direttore dell'Ispi.

 

Le aree tematiche salgono a otto

Quest'anno la piattaforma fieristica e di business di Tuttofood è più ampia e si articola in ben otto aree tematiche specializzate: lattiero-caseario, carni e salumi, dolciario, multiprodotto, biologico, con la sezione BtoBio, surgelati e fuori casa. Un' area specifica è interamente riservata alle realtà istituzionali italiane e internazionali, che daranno l’opportunità soprattutto alle piccole imprese di mettersi in mostra per far conoscere le tipicità territoriali e accompagnarle nella ricerca di nuovi mercati all'estero. Da sottolineare come la partecipazione delle maggiori realtà associative della filiera agroalimentare fanno della manifestazione un punto di riferimento per il settore: grandi associazioni come Aidepi, Assica, Unaprol, Unionalimentari e Unas non solo hanno condiviso gli obiettivi di Fiera Milano e rappresentano il proprio comparto anche con varie iniziative e aree a tema: oltre a DolceItalia infatti, a Tuttofood la Aidepi organizza importanti convegni formativi per il settore dolciario. Assica porta le conoscenze di esperti che mettono a disposizione interessanti informazioni e conoscenza sull'export e sui mercati su cui puntare, mentre Unas illustra i vantaggi deiprodotti surgelati in un convegno ad hoc. L'area educational Tuttofood Academy, allestita all’interno della manifestazione, è il teatro di show cooking, scuole di educazione, contest e tante altre iniziative che coinvolgono gli operatori in modo originale e utile.

 

Sempre più internazionale

Ma la connotazione fondamentale di Tuttofood è l'internazionalità, la presenza sempre più forte di buyers che arrivano da tutto il mondo. "Esportare, esportare ed ancora esportare è la parola d'ordine del made in Italy dell'agroalimentare - spiegaMarco Serioli direttore della divisione Exhibitions di Fiera Milano - e noi ci siamo impegnati in modo particolare e con impegno concreto proprio su questo fronte così importante proprio per offrire nuove opportunità alle imprese, soprattutto a quelle medie e piccole che da sole non hanno la possibilità di farlo, in una visione della fiera come strumento di politica industriale al servizio di chi produce. Per questo sono presenti rappresentanti dei mercati dei quattro continenti e di 60 Paesi, tra cui i primi dieci sono Stati Uniti, Canada, Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Giappone, Brasile, Belgio, Cina. E sono già confermati molti appuntamenti di business tra i buyer e più del 50% degli espositori, per un totale di circa 6.000 incontri già assegnati su 50.000 incontri prenotati fino ad oggi", aggiunge Serioli con soddisfazione, commendato i dati assieme aPaolo Borgio, direttore della manifestazione. "Questo ampio calendario di incontri è stato reso possibile dal progetto Emp – Expo matching program, l'agenda digitaleideata per creare un network di buyers internazionali altamente profilati. La presenza di 2.000 aziende e la partecipazione convinta delle associazioni di settore è stata determinante per consentirci di lavorare in modo efficace sui mercati esteri, tanto che abbiamo già 30mila visitatori preaccerditati".

Non solo, la rete estera gestita da Fiera Milano e dai suoi partner in Cina, India e Brasile, consente altre opportunità, perché le aziende espositrici di Tuttofood possono partecipare a Food Hospitality World, la manifestazione dedicata al food e al canale ho.re.ca. organizzata direttamente a Mumbai, Bangalore, Guangzhou (Canton) e San Paolo, che diventa un'ulteriore, concreta possibilità di ingresso nei mercati internazionali per le imprese.

 

Convegni, formazione e concorsi...

Fiera per il business ma anche occasione per approfondimenti e formazione con convegni e incontri ad hoc e anche vetrina per la promozione di "buone pratiche" produttive grazie a una serie di concorsi dedicati ai valori dell’ecosostenibilità, dellaqualità certificata e dell' innovazione: fra gli oltre 300 prodotti presentati, i prescelti dalle giurie di ogni concorso saranno esposti nelle buyers lounge e verranno votati dai buyers e dai giornalisti presenti alla mostra. Tutti i prodotti in concorso sono esposti lungo le Food Avenue, offrendo un’occasione di visibilità unica per le aziende che partecipano al concorso e una opportunità curiosa per i visitatori di entrare in contatto con i prodotti più interessanti.

 

La proclamazione dei vincitori si terrà il 21 maggio alle ore 14.30 nell’area Bio (pad. 13).

In viaggio verso il business

Per consentire ai visitatori italiani e stranieri di raggiungere Milano a costi vantaggiosi, Tuttofood ha stretto una sefrie di accordi: con le compagnie aeree Turkish Airlines, Latan, Meridiana, Air Berlin e Alitalia per i voli; con Trenitalia per favorire i visitatori che giungeranno in treno e con Atm per la mobilità locale, che mettono a disposizione speciali soluzioni di viaggio.

Tuttofood - Biennale Internazionale dell’Agroalimentare
Quando: dal 19 al 22 maggio 2013, dalle 09.30 alle 18.30 (22 maggio chiusura alle 16)
Dove: fieramilano - Rho, Padd. 9-11, 13-15, 22-24
Ingressi: Porta Ovest, Porta Sud, Porta Est
Per saperne di più: 
www.tuttofood.it

 

http://www.ilgiornale.it/news/tuttofood-917789.html

Alberto Taliani - Gio, 16/05/2013 - 14:51

 

18/05/2013

Colazione, 10 anni di cambiamenti: raddoppiati gli italiani che la saltano

Colazione, 10 anni di cambiamenti: raddoppiati gli italiani che la saltano

 

L'indagine "Io comincio bene" realizzata per l'Aidepi rivela come sono cambiate le abitudini della popolazione rispetto al primo pasto del mattino: hanno inciso la maggiore attenzione ai prodotti 'bilanciati', ma anche la crisi. Un manifesto per il breakfast ideale

 

ROMA - Donne e uomini sono diversi - e un po' divisi - anche a tavola. A cominciare dalla prima colazione: le donne amano farla a casa, tutti i giorni, diversificandola a seconda delle stagioni e prediligono biscotti, yogurt, cereali e muesli. Gli uomini, invece, tendono più spesso a saltarla, a bere soltanto un caffè al volo o a mangiare qualcosa al bar e, se invece mangiano a casa, preferiscono merendine, brioche e cornetti confezionati, pane o fette biscottate con marmellata o creme spalmabili, caffè, tisane e succhi.

Ci sono infine preferenze legate a gruppi specifici, single uomini o donne, famiglie, quelli che vanno di corsa e quelli, invece, che si concedono qualche minuto in più a tavola, con una tisana magari, per programmare lentamente la giornata.

Un ritratto dettagliato quello disegnato dall'indagine "Io comincio bene", realizzata da Doxa per Aidepi, l'associazione delle industrie del dolce e della pasta, presentata oggi a Milano, che tratteggia non solo le abitudini alimentari degli italiani al mattino, ma anche i cambiamenti avvenuti in quasi dieci anni, dal 2004 a oggi. La cattiva notizia è che diminuisce il numero di persone che fa colazione al mattino, passando dal 92 per cento del 2004 all'86 di quest'anno e quasi raddoppia il numero di chi la salta completamente, i cosiddetti breakfast skipper, che salgono dall'8 al 14 per cento.

Il lato positivo è che sono però sempre di più i virtuosi della prima colazione, che scelgono prodotti bilanciati e li consumano a casa (più 20 per cento, ma potrebbe anche entrarci il momento di crisi economica, e si finisce con evitare il bar). Aumento percentuale anche per la tanto negletta frutta, che sale dal 3,5 del 2004 all'8 di oggi.

In cima alle preferenze trionfano i biscotti, scelti da sei italiani su dieci, seguiti da pane e fette biscottate, con o senza marmellata, miele e creme alla nocciola o al cacao (19%). A seguire, con percentuali tra il 7 e il 9 per cento, cereali e muesli, brioche, cornetti e merendine e yogurt. Tra le bevande calde aumentano gli amanti del tè (14%), ma restano saldi nelle preferenze latte (35), caffè (33) e caffellatte o cappuccino (28%).

"Il dato incoraggiante della ricerca - premette Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca Inran - è che si fa più spesso colazione a casa. Questo di per sé può non essere positivo, ovviamente: meglio al bar con un bel cappuccino e magari un cornetto diviso a metà con qualcuno che una tazzina di caffè a casa. Però si spera che colazione a casa significhi apparecchiare, prendersi del tempo, mangiare alimenti salutari e frutta, praticamente impossibile da consumare al bar ad eccezione del classico succo o spremuta. Anche se non ne conosciamo le quantità, sappiamo che il campione consuma gli alimenti 'giusti' per la prima colazione: latte, frutta, biscotti o altri prodotti da forno, alternandoli, e questo è un dato positivo. Un dato che colpisce è che molti associano alla colazione l'aggettivo 'equilibrata' e mi domando cosa significhi, rispetto a cosa e chi ne giudichi l'equilibrio. Ma questa è solo una curiosità. Scoraggiante invece che sempre più persone saltino la prima colazione e, in una popolazione sempre più grassa, rappresenta un errore imperdonabile".

Soprattutto se in casa ci sono anche bambini. Secondo l'indagine Doxa, infatti, nelle famiglie in cui non si fa colazione raddoppia la percentuale di bambini che non la fanno, passando dall'11 al 26 per cento. "Fare una corretta colazione è a maggior ragione più importante nei bambini - spiega Claudio Maffeis, docente di Pediatria all'università di Verona - perché permette di ristabilire le scorte di energia e di nutrienti persi durante il prolungato riposo notturno, consentendo così a corpo e cervello di ripartire al meglio. Non fa bene saltarla, o consumare alimenti inadeguati dal punto di vista qualitativo, per esempio ad elevato contenuto di grassi o zuccheri semplici, o quantitativo, come un solo snack. Non dovrebbe mai mancare una fonte di latticini, latte intero o parzialmente scremato, se il bambino è in sovrappeso, o di yogurt al naturale o alla frutta, con una fonte di cereali (da alternare tra fette biscottate, pane, cereali semplici senza glassature o ripieni, biscotti secchi, ciambellone o torta di mele o carote). A questo si può aggiungere frutta fresca, spremute o centrifugati".

Le quantità variano ovviamente a seconda dell'età. Per il bambino della materna si consiglia una tazza di latte con 2-3 fette biscottate o 30 g di pane, eventualmente con 10 g di marmellata o miele; oppure 1 yogurt con 2-3 cucchiai di cereali o 2-3 biscotti. "Per la fascia d'età 6-11 anni - continua Maffeis - accanto a latte e yogurt potranno esserci fino a 4-5 fette biscottate o 40-50 g. di pane, o un frutto e due fette biscottate o 50 g di torta. Per l'adolescente si può arrivare anche a 6-7 fette biscottate o 70 g di pane, oppure un frutto e 4 fette biscottate o 50 g di torta. Indipendentemente dall'età, è importante variare la prima colazione e abituare bambini e ragazzi a consumarla seduti a tavola, in un rito mattutino cui dedicare il tempo necessario".

Tempo che - secondo la ricerca - oscilla, per la stragrande maggioranza degli italiani, tra i sei e i dieci minuti. Tempo però dedicato anche, nel 67 per cento dei casi, anche ad altre attività, in primis la televisione (30%), ma anche, soprattutto nei più giovani, per consultare mail e social network. Non a caso il progetto di valorizzazione della prima colazione di Aidepi passa attraverso un blog, "Io comincio bene", da oggi on line, e una pagina Facebook attraverso la quale condividere le storie e le esperienze di prima colazione. E un manifesto di dieci punti, per godersi il primo pasto della giornata...

 

http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2013/05/07/news/italiani_in_7_milioni_non_fanno_colazione-58233815/

di ELVIRA NASELLI

 

14/05/2013

Italiani sempre più attenti al risparmio energetico

Italiani sempre più attenti  al risparmio energetico 

 

La ricerca della Federazione nazionale delle imprese elettriche ed elettroniche: tutti sono più consapevoli della riduzione degli sprechi

 

Italiani più virtuosi e attenti al risparmio energetico, ma ancora piuttosto indietro sulla conoscenza delle tecnologie. A delinerare un nuovo profilo delle famiglie italiane è ANIE Confindustria che ha commissionato all’Istituto demoscopico ISPO un’analisi della sensibilità ambientale del Belpaese.  

 

A giudicare dai risultati gli italiani sembrano essere aperti e attenti agli stili di vita sostenibile, mettendo in atto comportamenti virtuosi anche per risparmiare energia in casa che, secondo il sondaggio, percepiscono come in costante crescita. E’ questa una delle ragioni per cui sono disponibili a modificare le proprie abitudini per ridurre gli sprechi energetici e abbattere i costi. Come dimostrano i risultati del sondaggio, la quasi totalità degli intervistati ha, infatti, la percezione che negli ultimi 12 mesi le bollette siano aumentate: il 79% di loro ha verificato, infatti, una variazione al rialzo della bolletta del gas, mentre l’81% ha percepito un aumento del costo dell’elettricità.  

 

Ciò che rivela il sondaggio è che, tuttavia, la maggior parte degli intervistati è consapevole che, con il proprio comportamento, può contribuire a ridurre gli sprechi (87%) ed è per questo che sono disponibili a mettere in atto le buone pratiche come utilizzare sempre lampadine a risparmio energetiche (80%), provvedere con regolarità alla pulizia e manutenzione della caldaia (76%) usare lavatrici o lavastoviglie a temperature basse (71%), contenere i consumi di acqua calda (67%), mantenere d’inverno la temperatura in casa entro i 20 gradi (66%). Molti affiancano ad uno stile di vita sostenibile anche l’acquisto di prodotti efficienti dal punto di vista energetico, specie elettrodomestici (72%) o climatizzatori a minor consumo (46%). 

 

Su altre soluzioni, come quelle della domotica si registra un interesse elevato, specie nei casi in cui il consumatore, attraverso esempi concreti, comprende come adattare tali impianti al proprio ambiente domestico, tuttavia c’è ancora una scarsa conoscenza in merito. Ben il 71% del campione non ha mai sentito parlare della normativa che introduce il livello “domotico” degli impianti elettrici, anche se le percezioni degli intervistati su di essa sono in prevalenza positive. Per il 69% la domotica rappresenta propriamente il futuro e ritiene che sempre più persone vi faranno ricorso: secondo molti potrebbe essere un aiuto per gli anziani o i disabili (77%), mentre il 74% del campione gli riconosce la possibilità di rendere più sicura la propria abitazione. Molti di loro riconoscono invece nell’automazione domestica un modo per risparmiare energia (67%) e quindi di ridurre sprechi e consumi. Per il 60% del campione la domotica è comoda ed aiuta a risparmiare tempo, di questi il 32% la considera una tecnologia fruibile e facile da utilizzare. 

 

L’efficienza energetica, l’interconnessione, la sicurezza – ha commentato Claudio Andrea Gemme, Presidente di Anie – sono parole di cui spesso si abusa, ma che nel caso del comparto Anie rappresentano il futuro prossimo. Gli italiani da un lato si sono dimostrati aperti verso la cultura della sostenibilità che le tecnologie possono apportare, dall’altro disponibili a investire, nonostante la crisi, laddove il ritorno economico avvenga in tempi contenuti, tra i 3 e i 5 anni. Questo significa che dal punto di vista culturale c’è molto terreno su cui lavorare. Anie, “la casa delle tecnologie”, continua il suo impegno anche su questo fronte”. 

 

Una comunicazione basata sulla varietà e l’utilità delle soluzioni di efficienza energetica oggi disponibili sarebbe dunque un elemento valorizzante sul quale si potrà giocare la futura competitività dell’offerta di mercato. Di fronte a degli esempi concreti sull’uso della domotica in ambiente domestico, la maggioranza degli intervistati esprime dunque interesse. Entrando più nel dettaglio, gli intervistati esprimono curiosità in particolare per quei sistemi di allarme che segnalano perdite d’acqua o fughe di gas (l’85% del campione li giudica interessanti), per i dispositivi che gestiscono il consumo energetico, spegnendo in modo autonomo gli elettrodomestici che rischiano di far saltare la corrente (79%), per quei sistemi in grado di riattivare l’impianto elettrico saltato (80%), per il sistema che consente la gestione della termoregolazione differenziando gli ambienti in base al reale utilizzo degli spazi (70%), per i dispositivi in grado di gestire varie funzioni quando si è fuori casa (68%). Infine, per il 61% degli intervistati è interessante poter gestire con un unico gesto più comandi in contemporanea  

http://www.lastampa.it/2013/05/10/scienza/ambiente/focus/italiani-sempre-piu-attenti-al-risparmio-energetico-XofacYoTPuwItWBdZGJLOL/pagina.html

SABINA GALANDRINI

 

13/05/2013

Consumi a picco, mai così giù dal 2000

Consumi a picco, mai così giù dal 2000

 

A marzo calo del 3,2%. Le famiglie risparmiano su alimentari e divertimenti   

 

ROMA — Si taglia anche sui beni di prima necessità, sul cibo, sulle spese per la salute. L’indicatore dei consumi di Confcommercio registra per i primi tre mesi di quest’anno un calo dei consumi del 4,2%. Nel solo mese di marzo la flessione è apparentemente un po’ più contenuta, -3,4% (-0,1% rispetto a febbraio), ma si tratta comunque di un calo che riporta i consumi ai livelli del 2000, sottolinea l’associazione dei commercianti. Il dato più preoccupante emerge quando si guarda, nel dettaglio, a quello che gli italiani sono costretti a tagliare, per far quadrare i conti: non si tratta solo di spese voluttuarie, un privilegio per pochi ormai. Certo, su quelle si taglia pure: -5,6% per “beni e servizi ricreativi”, -8,5% per i trasporti, -2,8% per “alberghi, pasti e consumazioni fuori casa”, -2,4% per “beni e servizi per la cura della persona”, -2,7% su “beni e servizi per la casa”, -1,8% per abbigliamento e calzature. Dati confermati anche da altre rilevazioni: per la Cia nel primo trimestre di quest’anno nei ristoranti s’è speso il 5% in meno, nelle pasticcerie l’11%.


A suscitare la maggiore preoccupazione è il fatto che le famiglie taglino anche sulla spesa per il cibo: -3% a marzo secondo l’indicatore Confcommercio, mentre dall’ultima rilevazione Istat emergeva a febbraio un calo degli acquisti di beni alimentari del 4%. Il settore alimentare, ricordano Adusbef e Federconsumatori, «come è noto, è generalmente l’ultimo ad essere intaccato in una situazione di crisi». Nonostante 13,8 milioni di famiglie facciano regolarmente la spesa negli hard discount (Cia), sta diventando difficile acquistare i cibi più costosi, ma pur sempre importanti per una dieta equilibrata. Nel primo trimestre di quest’anno, secondo le rilevazioni della Coldiretti, gli acquisti di carne si sono ridotti di un ulteriore 5%. «Un terzo delle famiglie italiane vive come nel dopoguerra — denuncia il Codacons — La loro priorità, infatti, è diventata la ricerca dei soldi per poter acquistare il cibo fino a fine mese».


La penuria induce a comportamenti più sobri. L’84% degli italiani, secondo un’indagine realizzata dal Censis per Coldiretti, dichiara di non lasciare scorrere l’acqua dai rubinetti e ha installato un rompigetto e contenitori dei flussi, il 48% usa il doppio sciacquone per i gabinetti. L’82% dichiara che nell’ultimo biennio ha dedicato più tempo alla ricerca di sconti, promozioni e offerte, e l’86% utilizza per pranzo o cena i cibi avanzati dai pasti precedenti. Permane, certo, un 54% degli italiani che dichiara di acquistare con regolarità l’acqua minerale, soprattutto perché non si fida dell’acqua di rubinetto. Ma è forse tra le pochissime spese non strettamente necessarie a resistere sul fronte alimentare.


Confcommercio si mostra molto pessimista su quello che potrà accadere nei prossimi mesi: «Difficilmente i livelli produttivi dovrebbero tornare a crescere nei prossimi mesi. In questo contesto, il clima di fiducia delle imprese e delle famiglie resta, anche ad aprile, sui minimi raggiunti nei mesi precedenti». Una valutazione ampiamente condivisa: anche l’Istat, nel documento diffuso qualche giorno fa, ha previsto che nel 2013 le famiglie continueranno «a sperimentare un’ulteriore riduzione del reddito disponibile, con inevitabili conseguenze negative sulla spesa per consumi rispetto all’anno precedente. La fase di deterioramento del potere di acquisto dovrebbe arrestarsi solo nel 2014».

 

http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/18-lavoro-economia-a-finanza/44879-consumi-a-picco-mai-cosi-giu-dal-2000-.html

FONTE: ROSARIA AMATO, LA REPUBBLICA |

03/05/2013

Efficienza energetica in edilizia. Eco-condomini contro la crisi

Efficienza energetica in edilizia. Eco-condomini contro la crisi

 

Secondo uno studio di Legambiente e AzzeroCo2, basta dimezzare i consumi negli edifici condominiali. Il modello cui guardare è quello del Green Deal introdotto nel Regno Unito. Stando ai primi calcoli, l'intervento su 200mila alloggi all'anno (14mila condomini circa) metterebbe in moto investimenti per 3miliardi di euro, creando almeno 120 mila nuovi posti di lavoro per tutto il periodo 2014-2020

 

UN NUOVO sistema di incentivo per la riqualificazione energetica che consenta di dimezzare i consumi negli edifici condominiali. E' la proposta presentata da Legambiente e AzzeroCo2 per fare il punto sugli obiettivi delle direttive europee in materia di efficienza, analizzando le prospettive e i limiti degli strumenti vigenti e valutando proposte per una riqualificazione del patrimonio edilizio italiano.

Con un occhio particolare agli edifici condominiali, dove vivono circa 24 milioni di persone in Italia e dove molto spesso i consumi energetici sono più alti della già elevata media nazionale, in particolare se costruiti dopo gli anni 50, gli esperti spiegano quanto siano necessarie nuove politiche di riqualificazione energetica in ambito edilizio nel nostro Paese.

Secondo le stime di Istat e Cresme, sono infatti oltre un milione gli edifici con più di cinque alloggi a gestione condominiale e purtroppo, per chi ci abita, le speranze di ridurre la spesa per la bolletta energetica sono pochissime, visto che gli strumenti in vigore risultano inefficaci e spesso impossibili da applicare.

"Ecco perché  -  spiega il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini - occorre introdurre un nuovo sistema di incentivi che si applichi allo specifico dei condomini, se si vuole offrire una possibilità reale di riduzione della spesa energetica alle famiglie e, contemporaneamente, aggredire la parte più consistente dei consumi energetici che provengono dall'edilizia".

In particolare, il modello a cui guardare è quello del Green Deal introdotto nel Regno Unito, che permette di realizzare interventi a costo zero per le famiglie, interamente ripagati con il risparmio ottenuto dai consumi. Secondo una ricerca realizzata dall'Istituto di ricerca Ambiente Italia "Lo scenario dell'efficienza energetica in edilizia. L'utilizzo dei Titoli di efficienza e delle ESCO per la riqualificazione dei complessi edilizi", che ha messo in evidenza i risultati prodotti dagli incentivi per l'efficienza energetica in Italia ma anche i limiti, a partire dal 1998, attraverso le detrazioni fiscali (36-41%) sugli interventi di ristrutturazione edilizia, sono stati effettuati complessivamente interventi su oltre 5,5 milioni di abitazioni, senza però alcun vincolo di tipo energetico.

Nel 2007 sono state introdotte detrazioni pari al 55% per interventi di efficienza energetica in edilizia che hanno mosso oltre 1,6 milioni di interventi tra sostituzione di infissi, caldaie, pannelli solari termici, pompe di calore, ma tutto ciò non è bastato, occorre fare di più, anche perché, sebbene le detrazioni del 55% siano state uno strumento di successo, esse scadono a giugno 2013, non sono legate a risparmi reali e presuppongono redditi da detrarre, quindi comportano difficoltà economiche per molte famiglie, specialmente in un periodo di recessione.

Il sistema di incentivo legato ai Titoli di efficienza energetica (TEE) ha mosso pochissimi interventi di riqualificazione in edilizia ed è sostanzialmente fallito. L'ultimo introdotto, il conto energia termico, finanziato attraverso le bollette del gas, prevede incentivi per gli interventi di efficienza energetica dell'involucro per i soli edifici pubblici, ma non è basato sul risparmio ottenuto bensì sul costo dell'intervento e presenta dei limiti di attuazione legati al patto di stabilità e alle difficoltà degli enti locali di trovare risorse.

"Gli ostacoli economici delle famiglie  -  spiega Beppe Gamba, presidente di AzzeroCO2 - a realizzare interventi di questo tipo possono essere superati (creando anche occupazione) con l'intervento diffuso delle Energy Service Company (ESCo) che investono in proprio e recuperano l'investimento con il risparmio realizzato in bolletta. Ma perché questo meccanismo virtuoso possa diffondersi occorrono nuovi strumenti e un Fondo di Garanzia per il credito alle imprese. Confidiamo che nel nuovo Parlamento si possano affrontare in modo costruttivo questi temi".

La soluzione ideale, secondo gli esperti, sarebbe quella di introdurre una nuova scheda nel sistema dei titoli di efficienza energetica (TEE), basata sui valori derivanti dalla certificazione energetica delle abitazioni prima e dopo l'intervento, che premierebbe la riqualificazione globale dell'edificio. Gli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche potrebbero essere realizzati da ESCo, in accordo con le imprese di costruzioni, che si impegnano a garantire il raggiungimento dei risultati.

Sulla base di una simulazione effettuata su edifici condominiali a Milano, Roma e Bari il rientro medio attraverso gli incentivi varia in un range del 31-36%, cui si aggiunge il vantaggio legato al meccanismo delle ESCo e dunque la possibilità di legare agli interventi dei contratti di gestione del riscaldamento condominiale per il cofinanziamento degli interventi. Gli inquilini beneficerebbero così, da subito, di una riduzione in bolletta e del migliore comfort estivo e invernale. E, a seconda dell'intervento e del contributo, avrebbero una riduzione delle bollette per il riscaldamento pari a circa il 50% entro un massimo di 11 anni, per una cifra che varia dagli 800 e ai 1300 euro l'anno.

Dai calcoli effettuati finora, l'intervento su 200mila alloggi all'anno (14mila condomini circa) metterebbe in moto investimenti per 3miliardi di euro, creando almeno 120 mila nuovi posti di lavoro per tutto il periodo 2014-2020.

 

http://www.repubblica.it/ambiente/2013/04/04/news/eco_condomini-55801762/

di SARA FICOCELLI

Crisi, gli italiani tagliano su cibo e salute. Sei famiglie su 10 fanno la spesa al discount

Crisi, gli italiani tagliano su cibo e salute. Sei famiglie su 10 fanno la spesa al discount

 

Il presidente dell'Istat, Giovannini: "In cinque anni la crisi ha radicalmente cambiato i consumi". Aumenta del 9% la quota di chi fa la spesa nei market 'low cost'. Il 71% dei nuclei taglia su qualità e quantità degli alimentari, azzerate le spese mediche. Ma l'indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta a 86,3 da 85,3 ad aprile

 

MILANO - Cinque anni di crisi hanno radicalmente cambiato i consumi degli italiani. A riconoscerlo è stato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, che ha sottolineato un radicale mutamento - ad esempio - nel settore alimentare. Più di sei famiglie su dieci, infatti, fanno ormai stabilmente la spesa al discount (il 62% nel 2012 per la precisione, +9% sul 2011). Parlando in audizione al Senato, Giovannini ha spiegato che negli anni della crisi molte famiglie hanno modificato quantità e qualità dei prodotti acquistati; sono state poi quasi eliminate le spese per visite mediche, analisi cliniche e radiografie, mantenendo quella incomprimibile per i medicinali. Tra le famiglie più povere, questi tagli hanno riguardato il 70% dei nuclei. Eppure, secondo gli ultimi dati rilevati dall'Istituto di statistica, la fiducia dei consumatori italiani è orientata al rialzo su livelli che non si vedevano da tempo. Anche se si tratta, in prima battuta, di un miglioramento rivolto alla situazione economica del Paese in generale e non a quella personale.

In aprile - infatti - l'indice del clima di fiducia dei consumatori aumenta a 86,3 da 85,3 del mese precedente. Aumenta la componente riferita al quadro economico (il relativo indice passa da 69,2 a 73,5), mentre diminuisce quella relativa al clima personale (da 91,4 a 90,5). Gli indicatori del clima futuro e corrente sono entrambi in aumento (rispettivamente da 80,3 a 80,8 e da 89,2 a 90,1). I giudizi e le attese sulla situazione economica del paese migliorano: i rispettivi saldi passano da -147 a -137 e da -61 a -50. Quanto alle attese sulla disoccupazione, le opinioni dei consumatori mostrano un aumento (da 104 a 109 il saldo). Le valutazioni sulla situazione economica della famiglia migliorano (il saldo passa da -75 a -73 per i giudizi e da -30 a -29 per le attese). Diminuisce il saldo dei giudizi sul bilancio familiare (da -23 a -28).

Le opportunità attuali di risparmio e le attese sulle possibilità future sono in calo (da 132 a 121 e da -81 a -90 i rispettivi saldi). Le opinioni dei consumatori sull'opportunità di acquistare beni durevoli migliorano: il saldo passa da -114 a -102. Il saldo dei giudizi sull'evoluzione recente dei prezzi al consumo è in diminuzione (da 50 a 37). Le valutazioni sull'evoluzione dei prezzi nei prossimi dodici mesi indicano una attenuazione della dinamica inflazionistica (il saldo passa da 2 a -3). A livello territoriale, il clima di fiducia aumenta nel Nord-ovest nel Centro e nel Mezzogiorno, mentre diminuisce nel Nord-est.

Quanto all'andamento dell'economia, Giovannini ha specificato che il prodotto interno lordo italiano "dovrebbe ridursi nel 2013 in una misura molto vicina a quella stimata dal governo nel def", che prevede una contrazione dell'1,3%. Per quanto riguarda il 2014, infine, non è ancora possibile valutare l'impatto delle misure che prevedono lo sblocco di 40 miliardi di crediti verso le imprese da parte della pubblica amministrazione. Dal presidente dell'Istat è arrivato però un allarme su un'altra questione centrale, che riguarda la frequenza scolastica e l'elevato abbandono da parte dei giovani stranieri: "Se un ragazzo straniero su due lascia la scuola prima dell'adempimento scolastico, nella migliore delle ipotesi stiamo creando una forza lavoro non educata e quindi inadatta, nella peggiore è una molla di rivolta sociale che in altri Paesi conosciamo molto bene", ha spiegato.

 

http://www.repubblica.it/economia/2013/04/23/news/sei_famiglie_su_10_fanno_la_spesa_al_discount_ad_aprile_aumenta_la_fiducia_dei_consumatori-57286397/

28/04/2013

La cucina della “crisi”: critica, consapevole e bio

La cucina della “crisi”: critica, consapevole e bio

 

“Prendete 250 grammi di mollica da un pezzo di pane raffermo, mettetela a bagno nel latte. Vi serviranno anche un uovo, zucchero, cannella, qualche nocciola e, se volete, un pochino di cioccolato”. Sono gli ingredienti di un ottimo pudding da fare in casa. A proporlo, durante il festival romano sul riciclo Riscarti, è Annarita, meglio conosciuta al pubblico come Miss Critical Kitchen, blogger e “cuoca etica”.

 

La seconda ricetta, preparata sempre in diretta, è una gustosa parmigiana fatta con le bucce di zucca e di carota. Cosa hanno in comune questi piatti, oltre ad essere buonissimi? “Sono un tipico esempio di cucina degli scarti, fatta con ciò che troviamo in casa e con elementi che in genere la gente butta via. Ma che, se ben usati, possono sorprenderci” spiega Annarita, il cui blog, pieno di spunti e idee, sta diventando tra i più seguiti in questo campo.

 

Le ricette di Miss Critical Kitchen, infatti, puntano a un consumo critico e consapevole degli alimenti e, nel pieno spirito dei nostri tempi, a mettere al bando ogni spreco, abbinando alle semplici ricette di una volta il proprio gusto personale e la propria creatività. Un trend che sempre più italiani hanno deciso di imitare, perchè permette di conciliare il gusto e la salute con un portafogli ogni giorno sempre più vuoto. Anche se non è semplice. “Per poter utilizzare gli ingredienti fino in fondo, anche i cosiddetti scarti, è necessario che i prodotti siano bio – spiega Annarita – In questo modo sappiamo da dove vengono e non rischiamo che siano imbottiti di pesticidi e altri veleni. Costano di più? Ok, è vero, ma sono molto più buoni, e possiamo usarli per intero, bucce comprese. Proprio qui sta il vero risparmio”.

Una considerazione rafforzata dalle ultime statistiche, secondo cui, in Italia, la spesa per i prodotti biologici tra il 2011 e il 2012 sarebbe aumentata del 7,3% (dati Ismea/Gfk-Eurisko), con un giro d’affari che, tra esportazioni e consumi interni, ammonta a circa 3 miliardi di euro. Fatturato che pone il nostro paese al quarto posto a livello europeo, dietro Germania, Francia e Regno Unito, e in sesta posizione nella classifica mondiale. Nella top ten dei prodotti bio più consumati si classifica la frutta e la verdura fresca, seguite da miele e marmellate, uova, yogurt, olio extravergine d’oliva, formaggi, succhi di frutta, biscotti e carne.

 

Inoltre, secondo un recente studio della Coldiretti, nell’ultimo anno alimenti come uova, farina, burro e prodotti biologici in generale hanno registrato il maggiore aumento del consumo nel nostro paese. “Oggi gli italiani sanno che, con poco più di cinque euro è possibile ad esempio acquistare tutti gli ingredienti necessari per le tradizionali frappe, e anche far fronte ai consumi energetici per la cottura a fronte di una spesa che si aggira tra i 15 ed i 20 euro al chilo” spiegano nel comunicato, sottolineando come il ricorso al fai da te sia “certamente il frutto dell’esigenza di risparmiare a causa della riduzione del potere d’acquisto, ma anche della ricerca di una migliore qualità dell’alimentazione”. Assistiamo così a un vero e proprio ritorno alle torte e alla pasta fatta in casa, alle marmellate della nonna, e perfino al pane e la pizza cotti nel proprio forno casalingo.

 

“Tutto sta nell’organizzarsi, ma alla fine l’appagamento è grande” spiega Miss Critical Kitchen, che ai supermercati preferisce il chilometro zero sempre e comunque e, ai confezionati, il lavoro delle sue mani. Semmai di chilometri ne macina lei, in passeggiate per i mercati e mercatini rionali, alla ricerca di frutta e verdura di stagione, uova “felici” e contatto umano. Per lei, “il consumo critico richiede impegno, sia nell’informarsi sia nel portare avanti le proprie scelte”. Come quella di consumare solo prodotti di stagione, leggere tutte le etichette di ciò che si acquista, domandare, indagare, scoprire da dove proviene il cibo e come è stato preparato, conservato, e trasportato.

E se proprio si deve andare in un supermercato, uno dei trucchi più utili per evitare gli sprechi è quello di farsi una lista di ciò che serve davvero e seguirla con scrupolo, in modo da non farsi abbindolare dalle offerte e dalle strategie di marketing. Oppure si può aderire ai Gruppi di Acquisto Solidale, in cui consumatori e famiglie si riuniscono per acquistare insieme i prodotti direttamente dal contadino o dall’allevatore, accrescendo le relazioni all’interno del gruppo così come la fiducia e la conoscenza di ciò che viene acquistato, arrivando a un vero e proprio risparmio a parità di qualità. Un fenomeno che, sempre secondo Coldiretti, avrebbe contagiato il 18,6% degli italiani, con la formazione di oltre 900 gruppi.

 

Anche lì il guadagno è assicurato, soprattutto in termini di gusto e salute. Basti pensare alle malattie e alle intolleranze che ormai affliggono buona parte della popolazione, a cominciare dai bambini. “Nella maggior parte dei casi esistono buone probabilità che queste persone siano in realtà intolleranti non tanto al cibo che assumono, ma alle manipolazioni alle quali il cibo viene sottoposto, che avvengono durante le fasi di produzione, conservazione e distribuzione”, si legge nella Guida al Consumo Critico citata sempre dalla blogger calabrese (romana d’ adozione).

Secondo Emanuela De Ros di Slow Food, anche lei presente a “Riscarti”, fare la spesa diventa in questo modo un atto politico. “Con i nostri comportamenti possiamo davvero fare la differenza – spiega, promuovendo i corsi dell’associazione mirati proprio a questo scopo – dopotutto, a fare la spesa siamo milioni. Abbiamo un enorme potere”. Parla della bontà dei prodotti locali, e del paradosso dei prezzi: “Un alimento confezionato lo paghiamo così poco perchè non abbiamo pagato i costi ambientali. Lo faranno infatti le generazioni future: basti pensare, che per produrre un solo chilo di carne bovina negli allevamenti intensivi, vengono usati 15.500 litri d’acqua. E certi pomodori che mettiamo in tavola? Se pensiamo che sono costati una giornata di fatica pagata 5 euro all’immigrato irregolare, come ci hanno raccontato le tristi cronache recenti, ecco che si capisce come mai i prezzi sono così bassi”.

Anna Toro

http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/27-stili-di-vita-e-di-consumo/44368-la-cucina-della-crisi-critica-consapevole-e-bio-.html FONTE: ANNA TORO, UNIMONDO.ORG

Creato il cioccolato che fa bene come la frutta

Creato il cioccolato che fa bene come la frutta

 

L'innovazione presentata in anteprima al 245esimo meeting nazionale dell'American Chemical Society dal suo creatore Stefan A. F. Bon dell'Università di Warwick

 

NEW YORK - Se fondente, aiuta i malati di cuore, migliorando la circolazione sanguigna. Può essere utile per ridurre la massa corporea. Ma non si può dire che il cioccolato faccia bene come la frutta. Le cose in futuro potrebbero cambiare. E' infatti stato appena messo a punto un cioccolato senza grassi che dovrebbe avere gli stessi effetti positivi sull'organismo di mele, mandarini e pere. La nuova ricetta è stata appena presentata al 245esimo meeting nazionale dell'American Chemical Society da Stefan A. F. Bon, ricercatore  dell'Università di Warwick. La nuova formulazione riduce del cinquanta per cento i grassi  rispetto a quelli contenuti nel cioccolato tradizionale e aggiunge succo di frutta e vitamina C. 

Il prodotto ha la forma di gustose microbolle che aiutano a mantenere il cioccolato vellutato e denso, pronto a sciogliersi in bocca. Tutta opera di un approccio chimico che permette di mantenere intatte le caratteristiche gustose del cioccolato senza l'eccessivo apporto calorico ma con l'aggiunta dei fattori benefici della frutta.

Al grasso si sostituiscono goccioline di frutta a base acquosa o, in alternativa, di cola dietetica capace di ridurre anche il contenuto globale di zuccheri. La tecnica funziona con tutti i tipi di cioccolato: fondente, bianco e al latte. Il cioccolato infuso alla frutta può essere realizzato in diverse varietà: alla mela, all'arancia, al mirtillo. "Questa formulazione regala un sapore particolare a questa ricetta e questo rende il prodotto gustoso come i cioccolatini tradizionali", dice Bon.

Numerosi studi in passato hanno svelato il potere benefico del cacao. L'ultima ricerca in materia rivela che può essere utile per ridurre la massa corporea che misura l'obesità. Una ricerca dell'
University of Californiasvolta su un campione di 1018 persone, appena pubblicata sugli Archives of internal medicine, ha rivelato che coloro che hanno consumato piccole quantità di cioccolato cinque volte alla settimana risultavano più magri rispetto a coloro che lo consumavano occasionalmente. Tutto questo indipendentemente dalla quantità di cioccolato ingerita e dall'attività fisica abituale di ciascuno. Alcuni ingredienti contenuti nel cioccolato hanno proprietà antiossidanti: in particolare una sostanza chiamata epicatechina, presente in quello fondente, ha il potere di rafforzare la massa muscolare e di ridurre quella grassa. Il cioccolato fondente inoltre contiene meno zuccheri ed è ricco di flavonoidi, potenti antiossidanti. 

Ma non è l'unico studio che vanta l'effetto positivo del cacao sul nostro organismo. Secondo una ricerca presentata all'ultimo Congresso Europeo di Cardiologia del 2011, abbassa la pressione sanguigna e quindi riduce il rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre migliora il colesterolo e la regolazione dell'insulina, ma riduce anche la massa corporea. Ma gli effetti positivi della cioccolata sulla massa corporea non sono legati alla quantità consumata - inutile abbuffarsi quindi - ma alla frequenza con cui la si consuma - che deve essere regolare e spesso. Ma non tutti gli esperti concordano sui risultati di questi studi e, in attesa di maggiore chiarezza, vale la pena di consigliare un unico consiglio: moderazione. A meno che si scelga il cioccolatino "che fa bene come la frutta".

 

http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2013/04/08/news/creato_cioccolato_che_fa_bene_come_la_frutta-56210193/

di VALERIA PINI

26/04/2013

Bollette care tra vizi e sprechi: ecco come risparmiare su luce e gas

Bollette care tra vizi e sprechi: ecco come risparmiare su luce e gas

 

Tenere luci e condizionatori accesi, riscaldamento a 20/21°, cuocere senza coperchio, non usare il microonde costa a una famiglia-tipo 200 euro l'anno

 

Cuocere senza coperchio? Costa 5 euro. Lasciare scorrere l’acqua calda a vuoto mentre ci si fa la barba? 36. Rinfrescare l’ambiente col condizionatore invece che deumidificare? Qui la botta è addirittura di 85 euro l'anno. Sono solo alcune voci della "classifica degli sprechi energetici" stilata daFacile.it secondo cui una famiglia italiana topo spende tra luce e gas circa 200 euro l'anno in più del dovuto. In realtà, risparmiare sulle bollette è più facile di quanto si pensi: serve solo un po' di accortezza e qualche "scorciatoia". 

 

Cucinare risparmiando - Partiamo dalal cucina. Utilizzare la pentola a pressione invece di una tradizionale consentirebbe di risparmiare 8 euro. Altri 23 euro si potrebbero trattenere in tasca staccando il frigodi qualche centimetro dal muro, per farlo funzionare al meglio. Assicurarsi di chiudere bene frigorifero o freezer ruba qualche secondo alle nostre attività ma fa guadagnare 21 euro all'anno. Usare un piano cottura elettrico invece che uno a gas ci costa, invece 19 euro. Asciugare i piatti con il programma della lavastoviglie? Costa 18 euro, quando si potrebbe farli asciugare naturalmente... Chi scalda il latte o fa il tè sul gas invece che nel microonde spende 16 euro in più in bolletta. Chi vuole risparmiare, in generale, deve usare al meglio il microonde: per esempio, scongelare o riscaldare cibi nel micro invece che nel forno tradizionale permette di risparmiare fino a 33 euro. 

 

Le dritte sul riscaldamento - Un capitolo importante è quello legato al riscaldamento. Evitare di tenerlo programmato a 20°/21°, preferendo invece una temperatura costante inferiore di un solo grado fa risparmiare la bellezza di 120 euro all’anno, mentre spegnerlo del tutto se si va via in vacanza o anche solo per un week end consente di mettere da parte circa 10 euro. E se scegliete unoscaldabagno elettrico al posto di quello a gas spenderete 176 euro in più ogni anno. 

 

Piccoli vizi quotidiani - Il risparmio parte anche dai piccoli gesti quotidiani, che sommati rappresentano quasi 150 euro di risparmio: eliminare lo stand by di alcuni elettrodomestici (microonde, lettore DVD, computer, macchina del caffè elettrica, televisore) farebbe guadagnare 56 euro l'anno, programmare il condizionatore (specie nelle ore notturne) piuttosto che lasciarlo andare in modalità continua 54 euro, spegnere le luci nelle stanze anche solo un’ora al giorno, quando non necessario 30 euro. Usare per l’albero di Natale luci a LED invece che ad incandescenza equivale a 4 euro risparmiati, mentre staccare il caricatore del cellulare dalla presa una volta che il telefono ha raggiunto la carica o se il telefono non è collegato al cavo vale 1,5 euro.

http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1224810/Bollette-care-tra-vizi-e-sprechi--eccome-come-risparmiare-su-luce-e-gas.html

19/04/2013

Crolla il potere d'acquisto delle famiglie: è calato del 4,8 per cento, mai così dal 1995

Crolla il potere d'acquisto delle famiglie: è calato del 4,8 per cento, mai così dal 1995

 

Il reddito disponibile è sceso del 2,1% durante lo scorso anno.  Considerando l'effetto dell'inflazione il potere d'acquisto reale ha perso quasi il 5 %. La spesa per consumi giù dell'1,6%, propensione al risparmio all'8,2%: il peggior dato dal 1990. Giù anche profitti e investimenti delle società

 

MILANO - Cala la possibilità delle famiglie italiane di fare acquisti e risparmiare, a testimonianza di come la crisi economica abbia colpito le finanze degli italiani. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito infatti del 2,1% nel 2012. Lo segnala l'Istat, sottolineando che nell'ultimo trimestre dell'anno esso ha registrato una riduzione dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e del 3,2% sul quarto trimestre del 2011. Tenuto conto dell'inflazione, però, il potere di acquisto delle famiglie consumatrici è diminuito del 4,8% durante lo scorso anno. Un simile calo annuale non si era verificato dal '95, anno di inizio delle serie storiche. La situazione è andata peggiorando nel quarto trimestre, quando il potere d'acquisto si è ridotto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% nei confronti dello stesso periodo del 2011.

Secondo i dati rilevati dall'Istituto di Statistica, che oggi ha rilasciato anche quelli
sull'andamento delle retribuzioni contrattuali, la propensione al risparmio è risultata pari all'8,2% nel 2012, con una diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto all'anno precedente e a un livello mai così basso dal 1990, sempre anno d'inizio delle serie storiche. Restringendo l'analisi al solo quarto trimestre del 2012, la propensione al risparmio è stata pari all'8,3%, con una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,9 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2011. Ma la riduzione del tasso di risparmio delle famiglie si spiega non solo con il calo dei redditi disponibili: questi ultimi, infatti, si sono ridotti del 2,1%, ma la spesa per i consumi da parte degli italiani non è arretrata allo stesso livello (-1,6%) e ha generato il gap.

In diminuzione anche gli "investimenti fissi lordi" delle famiglie e il relativo tasso (dato dal rapporto tra l'acquisto di abitazioni e il reddito disponibile): i primi sono diminuiti del 4,6% e il tasso si è attestato al 6,8%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al 2011. 

Nella pubblicazione Istat trovano spazio anche i dati che riguardano i "profitti delle società". Nel 2012 la quota di profitto delle società non finanziarie (intesa come rapporto tra risultato lordo di
gestione e valore aggiunto lordo ai prezzi base) è stata del 39%, con una riduzione di 1,1 punti percentuali rispetto al 2011. Nel quarto trimestre del 2012 è stata pari al 38,5%, in diminuzione di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2011. Scende a ritmo maggiore il dato sugli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie, calati del 7,9% rispetto all’anno precedente. Il tasso di investimento (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto ai prezzi base) è sceso al 20,5%, con una riduzione di 1,4 punti percentuali rispetto al 2011.

 

http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/46-studi-rapporti-a-statistiche/44053-crolla-il-potere-dacquisto-delle-famiglie-e-calato-del-48-per-cento-mai-cosi-dal-1995-.html

FONTE: REPUBBLICA.IT |

05/04/2013

Commercio: gelata sulle vendite al dettaglio. Ora iniziano a soffrire anche i discount.

Commercio: gelata sulle vendite al dettaglio. Ora iniziano a soffrire anche i discount.

 

Secondo l'Istat hanno fatto segnare un calo dello 0,5% nel raffronto mensile, che sale al -3% sul gennaio 2012. Nel primo mese dell'anno i prodotti alimentari sono andati peggio di quelli non alimentari. Iniziano a scendere le vendite anche nei discount

 

MILANO - I morsi della crisi non si sono allenatati a inizio anno. Questo è ormai sempre più evidente per le rilevazioni economiche emerse e per le sensazioni del quotidiano della popolazione. Un nuovo dato pubblicato oggi dall'Istat, insieme all'andamento dell'industria, testimonia quanto il quadro sia pesante. A gennaio, infatti, il commercio al dettaglio ha segnato un calo dello 0,5% congiunturale e del 3% tendenziale. Il risultato mensile si deve a una contrazione dello 0,6% degli alimentari e dello 0,4% dei non alimentari; su base tendenziale, invece, il calo è del 2,3% per gli alimentari e del 3,3% per i non alimentari. A gennaio iniziano a scendere anche le vendite nei discount alimentari, che rispetto agli altri esercizi avevano mostrato vitalità anche in tempi di profonda crisi. L'Istat, infatti, rileva per i discount una diminuzione, anche se lieve, su base annua (-0,2%).

A partire dai dati riferiti a gennaio 2013, l'Istat ha fatto degli adeguamenti agli indici delle vendite al dettaglio: sono diffusi nella nuova base di riferimento 2010. L'aggiornamento - spiegano gli economisti - è necessario per tenere conto dei cambiamenti che interessano la struttura del settore del commercio al dettaglio: aumenta il peso della grande distribuzione dal 38,9% al 44,9%. L'indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamicasia delle quantità sia dei prezzi) ha segnato, nella media del trimestre novembre-gennaio 2013, è diminuito dello 0,8% rispetto ai tre mesi precedenti. Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con il mese di gennaio 2012, una diminuzione sia per la grande distribuzione (-2,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-3,5%).

 

http://www.repubblica.it/economia/2013/03/27/news/commercio_gelata_a_gennaio_sulle_vendite_al_dettaglio-55449960/

30/03/2013

Cinque anni di crisi a tavola diminuiscono carne, pesce e sprechi.

Cinque anni di crisi a tavola diminuiscono carne, pesce e sprechi.

 

Una ricerca di Federalimentare racconta come le famiglie hanno cambiato le abitudini alimentari e di spesa per fronteggiare la recessione. Acquisti diminuiti complessivamente del 10%, vale a dire un minor esborso di 20 miliardi di euro, mentre gli scarti sono passati dal 30 al 7%. "Fino ad oggi i consumi alimentari in Italia erano calati solo due volte: nel dopoguerra e in occasione dello shock petrolifero. Ma si trattò di fenomeni di breve durata se confrontati con l'attuale".

 

ROMA - Più pasta, perché un piatto di spaghetti costa poco e risolve il pranzo. Meno carne e meno salumi, meno frutta e meno pesce, perché chi li infila nel carrello vede inesorabilmente lievitare lo scontrino. Qualche dolcetto e un po’ di cioccolato in più: visti i tempi duri, bisogna pur consolarsi. La crisi ha cambiato la spesa degli italiani, li ha costretti a modificare abitudini ormai consolidate, a rinnovare il paniere dei beni da consumare e a rivedere le modalità d’acquisto. Il taglio della quantità è stato netto: lo segnala uno studio di Federalimentare che fa notare come negli ultimi cinque anni dispense e frigoriferi siano diventati decisamente più "leggeri": meno 10 per cento negli acquisti, corrispondenti, in termini di valore a 20 miliardi di euro. Meno 3 per cento e meno 7 miliardi solo negli ultimi dodici mesi.
Addio, quindi a carrelli strapieni simbolo di diffuso benessere. Ora la spesa viene centellinata e la composizione del pasto ne risente. Ne risente anche la "produzione" di rifiuti, visto che siamo passati da una quota di sprechi del 25-30 per cento sugli alimentari acquistati, ad un ridotto 7 per cento (dovuto, generalmente, al veloce deperimento di frutta e verdura).

Grafico: le famiglie cambiano abitudini

L’analisi elaborata da Federalimentare spalanca le porte delle cucine per scoprire come, fra il 2008 e il 2013, la famiglia italiana abbia tentato di arginare la crisi anche variando  le portate in tavola. E’ diminuito, per esempio, il consumo di carne - prodotto considerato meno economico - che, misurato attraverso l’incidenza assegnata dalI’Istat alla voce nella composizione del paniere alimentare - è passata dal 2,90 al 2,59 per cento. Sono calati gli acquisti di latticini, pesce, salumi, olio, frutta fresca e biscotti: in tempi di crisi sono percepiti come prodotti di lusso, da tagliare se è il caso. Si bada all’essenziale: è aumentato il consumo di pasta (0,58 allo 0,61 per cento) perché considerato un alimento che permette di risolvere un pasto con poca spesa. Ma è in crescita anche la vendita di cioccolato e gelato in virtù della loro indubbia capacità consolatoria: per quanto riguarda il bilancio familiare, peccare attraverso una barretta è molto meno invasivo che peccare comperando un vestito nuovo.

Anche il consumo di vino e alcolici, nel paniere Istat è dato in crescita, ma un’indagine che sarà presentata al prossimo Vinitaly entra nel merito della questione e analizza i comportamenti di spesa. L’acquisto al supermercato, per la prima volta in dieci anni, risulta di fatto diminuito (meno 3,6 per cento fra il 2011 e i 2012), mentre continua  a crescere il consumo delle bottiglie a più alto prezzo (più 3,3 per cento dai 6 euro in su), perché qualche strappo si deve pur fare.

La crisi, quindi, sta modificando le modalità di spesa in modo "strutturale". Così assicura Daniele Rossi, direttore di Federalimentare: "Fino ad oggi, in Italia, i consumi sono diminuiti solo due volte - spiega - nel dopoguerra e in corrispondenza dello shock petrolifero: ma in entrambi i casi si era trattato di crisi di breve durata. Ora invece siamo davanti ad una flessione di lungo periodo destinata ad incidere sulle abitudini". Federalimentare individua tre nuove tendenze: si fa la spesa più spesso e si acquista di meno, dando vita ad una "maggiore rotazione del frigo e ad una più accorta gestione degli sprechi". La crisi, spiega poi Rossi, ha polarizzato i consumi: è aumentata sia la vendita dei prodotti di primo prezzo, sia quella dei prodotti di alta qualità, ma l’acquisto di tutto ciò che sta nel mezzo è diminuito. Sembra destinata a svanire anche l’abitudine della spesa settimanale all’ipermercato: riempire molto il carrello aumenta il rischio di spreco. Per evitare di comperare troppo si sceglie il negozio di prossimità: la spesa si fa, con sobrietà, tutti i giorni sotto casa.

 

http://www.repubblica.it/economia/2013/03/17/news/cinque_anni_di_crisi_a_tavola_diminuiscono_carne_pesce_e_sprechi-54763237/

di LUISA GRION

 

25/03/2013

Crolla del 5% il potere di acquisto 6,7 milioni di italiani in forte difficoltà

Crolla del 5% il potere di acquisto 6,7 milioni di italiani in forte difficoltà

 

Così si è impoverita l’Italia tra il 2007 e il 2011. Un giovane su 4 non studia e non lavora. Aumenta la deprivazione Il prodotto interno lordo nel 2012 si è ridotto del 2,4%: quest’anno già acquisito un calo dell’1%. Salgono le entrate fiscali

 

ITALIANI proprietari di casa, poco indebitati, risparmiatori. La crisi economica degli ultimi cinque anni ha stravolto il più tradizionale dei quadri. Accentuando la disuguaglianza tra le classi sociali e i divari territoriali, riducendo ancora la mobilità sociale. Eppure fino al 2009 il sistema, tutto sommato, ha retto. Grazie agli ammortizzatori sociali e alla rete di solidarietà più efficace: la famiglia. Poi però tra 2010 e 2011 è successo qualcosa. È arrivata la “grave deprivazione”.

IL NUOVO BES
Il salto lo intercetta l’Istat nel primo Rapporto Bes 2013, presentato ieri alla Camera, che segna il debutto in Italia del “Pil della felicità”, il Benessere equo e sostenibile: un insieme di 134 indicatori raggruppati in 12 domini, scelti insieme a Cnel e associazioni varie per raccontare quello che il Pil tace.
Se in Italia cioè si vive bene, dunque la qualità di vita migliora, i servizi funzionano, l’ambiente è rispettato, i diritti valgono per tutti, la politica è credibile, gli anziani sono accuditi, le donne rispettate, i bimbi accolti negli asili nido, le carceri umane, l’aria respirabile, i trasporti decenti.

IL GRANDE SALTO
Tra le componenti del Bes, quella del benessere economico misura appunto il grande salto. Tra 2010 e 2011, l’indicatore della “grave deprivazione” passa di botto dal 6,9 all’11,1%. Oltre 2 milioni e mezzo di persone, per un totale di 6,7 milioni di italiani, sono costrette a una sterzata obbligata di abitudini, consumi, rinunce severe. Candidandosi così a una povertà inattesa. Dopo aver intaccato risparmi e patrimonio, chiesto soldi a banche e parenti, la situazione all’improvviso si deteriora. Il potere d’acquisto è ai minimi (giù del 5% in 5 anni,
tra 2007 e 2011). Così i gruzzoli messi da parte (la propensione al risparmio passa dal 15,5 al 12%). Il divario nei redditi si amplia (nel 2011 il quinto più ricco ottiene 5,6 volte di più del quinto più povero). La famiglia non è più in grado di tamponare.

FERIE E RISCALDAMENTO
Così accade che chi non è povero imbocca la strada del sacrificio e della difficoltà “grave”. Non riesce a sostenere spese impreviste di 800 euro. Non si può permettere neanche una settimana di ferie all’anno lontano da casa. Accumula mutuo, affitto, bollette, rate varie, da pagare. Si nega un pasto adeguato ogni due giorni, a base di carne o pesce. Non è in grado di riscaldare la casa come dovrebbe, anche quando l’inverno è dei più rigidi. Comprare lavatrici, tv o auto diventa un sogno da censurare. Almeno 2 milioni e mezzo di italiani, dice l’Istat, nel 2011 avevano quattro su nove di questi problemi: l’inizio della “grave deprivazione materiale”. Un numero elevatissimo, in un solo anno. Mai successo prima.

PIL E TASSE
Cosa accade intanto al “tradizionale” Pil? Sempre l’Istat ha confermato ieri quanto sapevamo sul 2012: il crollo del 2,4% (con un quarto trimestre a -2,8% sull’anno e -0,9% sul terzo trimestre). Ma a preoccupare è la variazione acquisita per il 2013: ancora un segno meno (-1%). «Il calo del 2012 era già nei nostri dati, ma la seconda metà del 2013 sarà in positivo », ha commentato il ministro dell’Economia Grilli. Crescono intanto le entrate fiscali: +2,8% nel 2012 (11,7 miliardi extra, 424 totali). Ma senza la stretta sulle tasse (Imu, Iva, accise, addizionali, le “misure Monti” valgono 21 miliardi) il 2012 sarebbe andato peggio del 2011.

 

http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/18-lavoro-economia-a-finanza/43196-crolla-del-5-il-potere-di-acquisto-67-milioni-di-italiani-in-forte-difficolta-.html

Fonte: VALENTINA CONTE, la Repubblica |

16/03/2013

La crisi taglia la pausa pranzo. Un italiano su 3 mangia solo pasta.

La crisi taglia la pausa pranzo. Un italiano su 3 mangia solo pasta.

 

Da un sondaggio Coldiretti emerge che solo il 18% dichiara di fare quotidianamente un pasto completo a mezzorgiorno con  un primo, un secondo, un contorno e un dolce o un frutto, il 9% preferisce un panino.

 

MILANO - Il rapporto di amore e gusto degli italiani per la pasta diventa tanto più forte con la crisi. La pasta che costa poco e sazia molto passa a sostituire per il 32% degli italiani il pranzo di una volta, quello completo dal primo al dolce. E' quanto emerge da un sondaggio condotto da Coldiretti secondo cui solo il 18% dichiara di fare quotidianamente un pranzo completo con  un primo, un secondo, un contorno e un dolce o un frutto, il 9% preferisce un panino.

All'opposto - sottolinea la Coldiretti - sono il 9 per cento gli italiani che mangiano solo un frutto o uno yogurt o un gelato, mentre il 4 per cento addirittura niente. L'abbandono del pranzo completo è confermato dal 24 per cento di italiani che si limitano a consumare un secondo accompagnato dal contorno. "Con la crisi - prosegue Coldiretti - si assiste ad un profondo cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani che tendono a frammentare durante il giorno la propria alimentazione". Sono 7,7 milioni gli italiani che si portano al lavoro il cibo preparato in casa e di questi sono oltre 3,7 milioni a dichiarare di farlo regolarmente, secondo l'indagine Coldiretti/Censis.

In Italia sono consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro e, in controtendenza rispetto al calo generalizzato dei consumi nel 2012, gli acquisti di pasta delle famiglie sono aumentati dell'1,1 per cento, secondo Ismea-Gfk-Eurisko. L'Italia detiene il primato mondiale nel consumo di pasta che ha raggiunto - sottolinea la Coldiretti - i 26 chili a persona l'anno.

 

http://www.repubblica.it/economia/2013/03/02/news/crisi_pasta_pranzo-53704204/

1 2 3 4 5 6 7 8 Prossimo