03/08/2012

L'urgenza dei coralli

L'urgenza dei coralli

 

Quel che è buono per le barriere coralline «è buono per il genere umano», diceva giorni fa uno dei massimi esperti di scienze marine rivolgendosi al 12esimo Simposio internazionale sulle barriere coralline a Cairns, in Australia, un congresso che si tiene ogni quattro anni e riunisce il massimo della ricerca scientifica in materia.
È ben vero: le barriere coralline, una delle più straordinarie associazioni di esseri viventi esistenti in natura, sono anche un ecosistema estremamente sensibile, dunque un termometro dello stato del pianeta. E la realtà è che le barriere coralline si stanno distruggendo al ritmo più veloce mai registrato dall'ultima grande crisi dei coralli 55 milioni di anni fa, dice un documento firmato dai circa 2.600 scienziati marini partecipanti al simposio in Australia. Un segno della più generale crisi ecologica: infatti a distruggere i coralli sono il riscaldamento degli oceani, il cambiamento della composizione chimica dei mari (acidificazione), l'inquinamento che fluisce dalla terraferma, il sovrasfruttamento della pesca, l'espansione di attività umane lungo le coste.


È inusuale che un congresso scientifico si concluda con un documento unanime: titolato Consensus Statement on Climate Change and Coral Reefs, fa appello a combattere le minacce crescenti agli ecosistemi corallini e alla sopravvivenza dei milioni di persone che dipendono da quegli ecosistemi.


Bisogna intendere che il corallo è una cosa viva. È frutto della simbiosi tra un piccolissimo polipetto che si nutre di zooplancton e un'altrettanto microscopica alga: il micropolipetto si organizza in colonie di milioni di individui, costruendo pareti con il calcio e altri minerali assorbiti dall'acqua; la microalga «respira» assorbendo la luce del sole e produce ossigeno che aiuta il corallo a vivere, oltre a dargli il colore. Le barriere coralline vivono e crescono per migliaia di anni, possono diventare lunghe centinaia di chilometri e spesse parecchi metri, e sono l'habitat di una ricchissima varietà di pesci, molluschi, alghe, conchiglie. Ma sono minacciate dall'aumento della temperatura dei mari, tra cui lo sbiancamento dei coralli. Lo «sbiancamento» avviene quando la temperatura troppo alta, o l'acidificazione o altro, provocano l'espulsione della microalga: il primo effetto visibile è che il corallo perde il colore, alla lunga è segno della morte del corallo stesso. Ed è proprio ciò che gli scienziati marini stanno osservando.


Nel mare dei Caraibi tra il 75 e l'85% delle barriere coralline è andato perduto negli ultimi 35 anni, è stato detto durante il congresso appena concluso. Anche la Grande Barriera Corallina australiana, la più grande al mondo - e in teoria la meglio protetta - ha perso metà dei suoi coralli negli ultimi 50 anni: per quanto protetta, nulla impedisce all'inquinamento prodotto a terra di raggiungere il mare. Nel «Triangolo dei coralli», tra Indonesia, Papua Nuova Guinea, le Filippine, le Isole Salomone e Timor Leste (quasi un terzo dei coralli al mondo), fino al 90% delle barriere è minacciato da attività umane e dal cambiamento del clima, spiega uno studio diffuso dal World Resources Institute. Il disastro ambientale è anche sociale e umano: in quella regione oltre 130 milioni di esseri umani dipendono dall'ecosistema delle barriere coralline per il cibo, il lavoro, il turismo.


Le prospettive sono nere. Perché tutto dice che entro fine secolo, stanti le previsioni sulle emissioni di gas di serra, la temperatura della superfice marina sarà aumentata di almeno 2 o 3 gradi centigradi, e il livello dei mari sarà salito fino a 1,7 metri. Il documento di Cairns cerca di dare un senso di urgenza: salvare le barriere coralline, combattere cambiamento del clima e inquinamento marino, farà bene al pianeta intero.

 

 

Il manifesto TERRA TERRA - Marina Forti

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