31/07/2012
CAMERUN LOTTA ALLA POVERTÀ E DIRITTO ALL’ALIMENTAZIONE, CRITICHE RELATORE ONU
CAMERUN LOTTA ALLA POVERTÀ E DIRITTO ALL’ALIMENTAZIONE, CRITICHE RELATORE ONU
In dieci anni è rimasta quasi invariata la percentuale di camerunensi che vive sotto la soglia di povertà, il 40% della popolazione, mentre l’insicurezza alimentare è diminuita di poco: i dati sono stati diffusi al termine della visita ufficiale in Camerun del Relatore speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione, Olivier de Schutter. Secondo l’esperto, la situazione umanitaria più critica è quella delle famiglie rurali stabilite nella regione del Grande Nord, dove l’81% dei cittadini è colpito dall’insicurezza alimentare, delle popolazioni autoctone e di quelle che vivono nelle zone di sfruttamento delle risorse naturali ma anche dei detenuti. Inoltre il 33% dei bambini soffre di malnutrizione cronica.
“Gli indicatori sulla sicurezza alimentare sono negativi nonostante le misure adottate dal governo e l’aumento delle entrate legate allo sfruttamento delle risorse naturali”: è questa, secondo de Schutter, la situazione paradossale nella quale vive il paese dell’Africa centrale, dove “le strategie attuate finora non hanno dimostrato di servire gli interessi delle popolazioni più vulnerabili in materia di diritti di accesso all’alimentazione”.
Nel 2008, e ancora oggi, il Camerun deve far fronte a un netto rincaro dei prezzi del cibo, per lo più importato sebbene nel paese ci siano vaste zone fertili che andrebbero valorizzate. Finora i provvedimenti governativi, sottolinea l’esperto Onu, non hanno consentito di aumentarne la produttività né di ridurre la povertà di piccoli agricoltori e allevatori. Per il relatore speciale, le politiche nel settore dell’agricoltura e dell’alimentazione “tardano a dare i frutti”, citando la banca agricola, che non è ancora operativa, il business delle sovvenzioni di acquisto di sementi e le carenze della formazione. Inoltre, de Schutter ha criticato la scelta dell’esecutivo di puntare al solo sviluppo delle grandi piantagioni che impiegano soprattutto braccianti stranieri, invece di fornire assistenza ai piccoli produttori.
A livello globale, de Schutter ha suggerito al presidente Paul Biya, al potere da 30 anni, di aumentare le tasse sullo sfruttamento delle risorse naturali, in mano a società straniere che evadono e guadagnano miliardi sulle spalle dei locali. “Questa strategia consentirà di sbloccare nuovi fondi per attuare una vera politica di tutela sociale, con un costo per lo Stato di circa il 5% del prodotto interno lordo” ha argomentato l’esperto Onu, chiedendo anche alle autorità di far partecipare attivamente le comunità locali nelle decisioni che li riguardano, in particolare le popolazioni autoctone e le donne. Trasparenza nell’utilizzo dei fondi pubblici e meccanismi di distribuzione alle popolazioni locali delle tasse pagate dalle multinazionali per lo sfruttamento delle risorse forestali sono altri punti evidenziati nel discorso conclusivo di de Schutter.
La sfida dei cambiamenti climatici, che ha conseguenze negative sulle regioni settentrionali ciclicamente in preda a siccità e carestia, deve essere anch’essa affrontata con strumenti tecnici e tecnologici da consegnare ai gruppi più vulnerabili. Tra le soluzioni proposte dal relatore speciale per il diritto all’alimentazione c’è la costruzione di micro dighe e di cordoni di pietre per favorire la raccolta di acqua piovana nei pozzi durante la stagione secca e altri strumenti per far crescere la produttività.
[VV]
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