27/06/2012

MALI TRA I RIFUGIATI DI MBERRA, LA STORIA DI DEIJA

MALI  TRA I RIFUGIATI DI MBERRA, LA STORIA DI DEIJA

 

 “Primo: la crisi in Mali non era inattesa. La caduta di Muammar Gheddafi e l’ingresso di uomini armati provenienti dalla Libia ha condotto a una destabilizzazione della regione. Secondo: gli attacchi del 17 gennaio nel nord del Mali e la contemporanea ondata di rifugiati verso i paesi limitrofi sono stati condotti sulla base di piani molto precisi e di azioni coordinate”. Raggiunta dalla MISNA a Nouakchott, in Mauritania, Federica Biondi fa questo preambolo prima di arrivare al cuore della questione di cui si occupa quotidianamente come capo missione di Intersos: i rifugiati che sono fuggiti dalle violenze nel nord del Mali.

 

“In Mauritania – dice ancora Biondi – attualmente sono registrati 71.044 rifugiati, provenienti per lo più da aree rurali e in parte da Timbuctù. Sono quasi tutti tuareg tranne un 10% di arabo-berberi. Arrivano passando dall’estrema punta sud-orientale della Mauritania e da lì vengono trasferiti al campo di Mberra. Attualmente ne arrivano circa 300 nuovi al giorno: un dato inferiore ai 1700 del periodo in cui la crisi era nella sua fase più critica, ma ancora alto che testimonia di una situazione volatile e instabile”.

 

Se in Mauritania sono arrivati i tuareg, nella zona di Mopti, non lontano dalla linea di divisione che di fatto ha spezzato il Mali in due parti – con il nord controllato da gruppi ribelli e il sud mantenuto da Bamako – si è concentrata la massa di sfollati interni. “Questi sono per lo più di etnie nero-africane – precisa la rappresentante di Intersos – con la sporadica presenza di tuareg che tendono comunque a mantenere un profilo molto basso”. Gli attacchi nel nord, ad opera di gruppi di matrice tuareg e di gruppi islamisti con una forte presenza araba, hanno rimarcato divisioni storiche che seguono le linee dei vari gruppi etnici che popolano questa parte dell’Africa.

 

Tra i rifugiati maliani in Mauritania ci sono più donne che uomini ma il dato più evidente è la forte presenza di minori di 18 anni che sono il 61% del totale: “Proprio a loro – aggiunge Biondi – stiamo cercando di garantire l’accesso all’istruzione primaria e stiamo fornendo assistenza anche ad alcune categorie di persone considerate vulnerabili”.

Cosa questo significhi, la rappresentante di Intersos lo lascia “raccontare” a Deija, una storia tra tante di quotidiana disperazione. “Deija è una giovane ragazza di 16 anni nata a Timbuctù. Orfana e costretta a sposare un cugino, il marito è scomparso senza lasciare traccia alla fine del 2011 e quando la città è caduta nelle mani dei ribelli, spaventata dalle violenze è fuggita clandestinamente con i fratelli verso la Mauritania, insieme ad altre famiglie nella stessa situazione. Entrata in Mauritania è ora al campo dei profughi maliani a Mberra. Lì vive al riparo di una sola tenda, ricevuta all’arrivo a Fassala, che ospita l’intera famiglia di nove persone”. A Deija sono rimaste le lacrime e il ricordo di una vita trascorsa nella paura, per una sedicenne costretta a crescere in fretta.

[GB]

Fonte misna

 

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