15/06/2012
Nel 2012 aumenteranno i fallimenti aziendali La situazione peggiore in Italia (+17%)
Nel 2012 aumenteranno i fallimenti aziendali La situazione peggiore in Italia (+17%)
Secondo il report di Euler Hermes (gruppo Allianz), le insolvenze che erano calate nel corso del 2011, sono destinate a crescere, in particolare nell'Europa mediterranea. In controtendenza soltanto gli Stati Uniti
MILANO - Poi uno dice che la patria del liberismo economico è rappresentata dagli Stati Uniti. Invece, gli incentivi concessi all'industria dall'amministrazione Obama e la possibilità dellaFederal Reserve di stampare moneta per sostenere l'economia stanno dando i loro frutti. Lo rivela una volta di più, un report di Euler Hermes, assicuratore crediti del gruppo tedesco Allianz. In sintesi, lo studio rivela come dopo il calo del 2011 (-4 per cento) il numero di insolvenze aziendali sia destinato ad aumentare nel corso di quest'anno (fino al 3%). Questo in tutto il mondo, con l'eccezione della macro-area nord americana, dove continuerà la tendenza al miglioramento. Al contrario, sarà l'Eurozona - e in particolare i paesi del mediterraneo - a registrare il maggior incremento di bancarotte e di società costrette a portare i libri in tribunale.
Del resto, i dati di fine 2011 hanno confermato la diminuzione delle insolvenze aziendali in tutto il mondo durata 2 anni. A conferma che la coda della crisi ha messo in ginocchio le aziende che fino ad ora avevano resistito ma non erano riuscite a rinnovarsi. Lo studio è poi la conferma di quanto sta accadendo nelle varie macro-aree. Detto del nord America, nell'Asia-Pacifico i fallimenti torneranno a crescere anche se limitatamente (+2%), soprattutto per un effetto statistico: si partiva da un livello più basso di insolvenze e da un numero più grande di aperture di nuove aziende.
Il rialzo previsto per il 2012 riflette, invece, la situazione "molto preoccupante" nell'Eurozona. A livello regionale, poi, le differenze sono importanti: nel 2011 le insolvenze diminuiscono tutto il mondo, tranne in Europa e in particolare nei paesi del sud Europa. Per il 2012, nell'Eurozona, la previsione è che l'indice di insolvenze aziendale aumenti del 7% in media, con l'Italia a +17%, la Spagna a +20%, Grecia e Portogallo a +25%. Farà meglio il nord Europa (+4%), dove la Germania spicca per essere l'unico paese che rimane con un trend negativo di crescita (-2%).
"In tutta l'Eurozona - sostiene il responsabile dello studio Maxime Lemerle - il panorama indebolite delle vendite può solo far aumentare la pressione competitiva. In questa situazione, le aziende che hanno già tagliato i costi strutturali, per quanto possibile, non possono sperare di riprendersi aumentando i prezzi dei loro prodotti. A questo si affiancano continue difficoltà finanziarie dovute a una maggiore selettività degli istituti di credito, in mancanza di tassi di interesse più elevati".
Una ragione in più per sperare che l'Europa si attrezzi il prima possibile con strumenti politici e finanziari simili a una macroarea.
Fonte repubblica
11:03 Scritto in economia | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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Commenti
Non è semplice riuscire a tamponare l'emorragia economica che sta attanagliando il Paese: come in affollato nosocomio, vanno sempre più giù banche, imprese e soprattutto, logica conseguenza, tantissime famiglie. I soldi vengono prestati dalle banche, le aziende non riescono a superare le difficoltà, vanno in liquidazione e non pagano debiti e stipendi. Il rischio default per chi apre o possiede una società, è sempre più alto. Gli istituti di credito hanno bisogno di supporto, di assistenza nei criteri di concessione del denaro: più black list di società inadempienti, maggiore comunicazione a livello interfinanziario e soprattutto maggiori controlli antifrode su dati incrociati. Se le banche non rientrano del denaro prestato ci rimettiamo tutti (tranne i consigli d'amministrazione dell'istituto di credito, dove rimetterci significa beneficiare di laude liquidazioni). Questo deficit di denaro porta spesso a mancati pagamenti nei confronti di famiglie sempre più sul lastrico, che rischiano di rimanere senza lavoro e vengono, in maniera beffarda, tassate e morate allo stremo. Generalmente si verifica che, oltre agli stipendi, non vengono versati nemmeno i contributi previdenziali (solo in caso di fallimento vengono ugualmente accreditati i relativi periodi ai fini pensionistici). In caso contrario, il lavoratore deve rinunciare a tale copertura oppure pagare personalmente le relative somme.
Scritto da: Samuel | 18/06/2012
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