28/05/2012

Il libro bianco su Trasporti e Infrastrutture

Il libro bianco su Trasporti e Infrastrutture

 

Confcommercio, persi 142 miliardi di Pil In città si va piano (7 kmh) e ci sono troppe auto

 

Strade e infrastrutture penalizzano lo sviluppo in Italia. Ci sono troppe auto (41,4 milioni) e si va troppo piano, alla setssa velocità del '700. Il costo a chilometro in Italia non è in media con il resto d'Europa. Le opere incompiute valgono 31 miliardi

 

MILANO - Se l'Italia avesse messo in campo, nel decennio 2001-2010, politiche di miglioramento dell'accessibilità stradale - il modo in cui i centri urbani sono collegati alla rete nel suo complesso - tali da allineare il sistema-paese all'andamento dello stesso indicatore in Germania, si sarebbe registrato un incremento del Pil pari a 142 miliardi di euro. La perdita è stata calcolata dall'ufficio studi di Confcommercio e pubblicata nel Libro Bianco sui Trasporti e le Infrastrutture.
Guardando solo all'Italia, il Pil perduto nel 2010 viene quantificato in 50 miliardi di euro: corrispondente all'incremento del 3,2% del Pil che si sarebbe registrato portando i livelli di accessibilità medi del Mezzogiorno agli standard raggiunti nella Regione Lombardia. I costi chilometrici medi in Italia, calcolati utilizzando un set di variabili molto complesso ed eterogeneo - si legge nel documento - si dimostrano poco concorrenziali rispetto all'offerta sul mercato: 1,579 euro a chilometro, contro l'1,518 della Francia, l'1,530 della Germania, l'1,206 della Spagna, l'1,047 della Polonia e addirittura lo 0,887 della Romania.

Con un parco veicoli circolante di 41,4 milioni di unità l'Italia ha un record mondiale ed europeo per densità in rapporto alla propria rete stradale. L'aumento, rispetto al 1970, è stato del 271%, a fronte di una crescita dell'intera rete stradale del paese del 34%. Si dunque è passati da 81 a 225 veicoli per ogni km di strada disponibile. Sul fronte infrastrutturale,

l'Italia ha una densità autostradale di 2,2 km ogni 100 km quadrati rispetto a 5,5 di Olanda, Belgio e Lussemburgo, 3,6 della Spagna e 2,7 della Germania.

La velocità media attuale nei maggiori centri urbani italiani ricorda da vicino quella raggiunta alla fine del '700: oscilla intorno ai 15 km/h e scende fino a 7-8 km/h nelle ore di punta.  Tra gli indicatori maggiormente utilizzati per misurare la congestione ci sono l'accessibilità, che analizza il modo in cui i singoli nodi (come i centri urbani) sono collegati alla rete nel suo complesso, e la connettività, che esamina gli spostamenti all'interno delle aree designate dai singoli nodi.
La connettività media nelle province italiane evidenzia decrementi medi che oscillano tra il 20 e il 30%, con trend di peggioramento medio nel decennio di osservazione (2001-2010) del 2,5% all'anno in termini relativi; l'accessibilità ha fatto segnare nello stesso periodo un calo costante in tutte le regioni italiane: dal 19,4% perso in Abruzzo (massima performance negativa) all'1,5% perso in Sicilia. La media nazionale evidenzia un peggioramento del 15%, che appare particolarmente grave se rapportato ai trend positivi registrati invece tra i principali competitor europei, Germania in primis.

Aspettano di essere realizzate o completate da quasi mezzo secolo: sono le cosiddette 'incompiute', un gruppo di 27 infrastrutture viarie cominciate e mai portate a termine. Tutte insieme valgono 31 miliardi e hanno accumulato ritardi che variano da un minimo di 5 anni (la terza corsia dell'A11 in Toscana e il prolungamento dell'A27 in Veneto) a un massimo di 50 (il tunnel Rapallo Fontanabuona in Liguria e la trasversale Fano-Grosseto in Toscana). Se si guarda allo stato di attuazione
del Programma per le infrastrutture strategiche, attualmente valutato oltre 367 miliardi di euro, solo il 9,3% delle opere è stato portato a termine, oltre metà è ancora in fase di progettazione. A causa della la grave congiuntura economica le risorse per nuove infrastrutture hanno subito nell'ultimo biennio 2009-2011 una riduzione del 34%, toccando il livello più basso da venti anni a questa parte. Nel Libro bianco si prevede che il taglio di 18 miliardi negli stanziamenti per il triennio 2012-2014 finirà per pesare soprattutto, ancora una volta, sulla spesa destinata ad investimenti pubblici.

Nel documento si ricorda "la pericolosa lentezza con cui si stanno utilizzando i 41,2 miliardi di fondi strutturali e FAS stanziati per il quinquennio 2007-2013. Si tratta di stanziamenti destinati a programmi di infrastrutture nazionali (11,7 mld) e regionali (29,5 mld) destinati per l'85% nel Mezzogiorno. Al momento risulta utilizzato solo il 12% delle risorse: il rischio è trovarsi a fine anno obbligati a restituire a Bruxelles 2,6 miliardi di euro, la porzione comunitaria dei fondi FAS stanziati.
fonte repubblica

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