29/01/2012

LIBIA: TORTURE SISTEMATICHE E OMICIDI, IN CARCERE DIRITTI VIOLATI

LIBIA: TORTURE SISTEMATICHE E OMICIDI, IN CARCERE DIRITTI VIOLATI

 

Numerosi detenuti nelle mani degli uomini del Consiglio nazionale di transizione stanno subendo torture che in alcuni casi hanno condotto alla morte dei prigionieri. Lo riferisce oggi un rapporto pubblicato da Amnesty International che ha potuto visitare diversi centri di detenzione e verificare direttamente lo stato dei prigionieri.

“Dopo tutte le promesse fatte per mettere sotto controllo i centri di detenzione, è orribile scoprire che non sono stati compiuti progressi per mettere fine alle torture” ha detto Donatella Rovera, relatrice del rapporto.

 

I casi e le testimonianze raccolte da Amnesty confermano un uso generale della tortura contro persone incarcerate perché ritenute sostenitrici del colonnello Muammar Gheddafi (ucciso a ottobre), sia di nazionalità libica sia di paesi dell’Africa sub-sahariana. Molti di questi prigionieri, sottolinea Amnesty, hanno subito lesioni gravi, permanenti, diversi sono morti.

 

La conferma di quanto sta avvenendo nelle carceri libiche è arrivata anche da Medici senza frontiere (Msf) che oggi ha sospeso le sue attività nei centri di detenzione di Misurata dove operava dallo scorso agosto.

“Da allora – informa una nota dell’organizzazione umanitaria – i medici di Msf hanno assistito un numero crescente di pazienti con ferite causate da torture subite durante gli interrogatori, svolti al di fuori dei centri di detenzione”. In totale, Msf ha curato 115 persone con ferite da tortura e ha riferito tutti i casi alle autorità rilevanti. “Da gennaio, molti dei pazienti riportati nei centri per gli interrogatori sono stati nuovamente torturati”.

 

Emblematiche le parole di Christopher Stokes, direttore generale di Msf: “Ci hanno consegnato pazienti provenienti da interrogatori affinché li stabilizzassimo per poterli nuovamente interrogare. Ciò è inaccettabile”.

Ad alzare il velo sul sistematico ricorso alle torture era stata ieri Navi Pillay, Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, in un rapporto presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Pillay ha citato dati raccolti dal Comitato internazionale della Croce Rossa che tra marzo e dicembre 2011 ha potuto visitare circa 60 centri di detenzione. “La maggioranza dei detenuti – ha detto – è accusata di aver sostenuto Gheddafi e molti di loro sono di origine sub-sahariana. L’assenza di controlli da parte delle autorità centrali crea le condizioni perché si compiano impunemente torture e maltrattamenti”. La Pillay ha anche ricordato il caso della città di Tawergha abitata prima del conflitto da 35.000 persone di antiche origine sub-sahariane. Tutti gli abitanti sono ora dispersi per la Libia e molti degli uomini si trovano in stato di detenzione, accusati di aver fornito sostegno logistico ai lealisti durante la battaglia nella vicina città di Misurata.

[GB] fonte misna

 

 

Scrivi un commento

NB: i commenti di questo blog sono moderati.