27/05/2010
Istat: diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie, -2,5%
Istat: diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie, -2,5%
Rapporto 2010. Crescono in misura significativa le risorse percepite per cassa integrazione guadagni e assegni di integrazione salariale: oltre 3,5 miliardi di euro in più del 2008. La famiglia rimane, però, uno degli ammortizzatori sociali fondamentali
ROMA - Per la prima volta dall’inizio degli anni Novanta, nel 2009 diminuisce il reddito disponibile in termini correnti delle famiglie consumatrici (-2,7 per cento). Considerando la sottostante variazione dei prezzi, il potere d’acquisto subisce una riduzione del 2,5 per cento, proseguendo la tendenza avviatasi nel 2008 (-0,9 per cento). Lo rivela il Rapporto Istat 2010.
La riduzione del reddito disponibile trae origine dalla contrazione del reddito primario, dovuta in modo consistente al decremento dello 0,7 per cento dei redditi da lavoro dipendente, che contribuiscono per oltre il 55 per cento al reddito primario delle famiglie. D’altra parte, crescono in misura significativa le risorse percepite dalle famiglie per cassa integrazione guadagni e assegni di integrazione salariale: oltre 3,5 miliardi di euro in più rispetto al 2008. La famiglia, però, rimane uno degli ammortizzatori sociali fondamentali soprattutto per i giovani che hanno perso il lavoro. E in particolare per i figli che vivono nella famiglia di origine, spesso impegnati in lavori temporanei e con bassi profili professionali all’inizio della loro carriera lavorativa, che rappresentano il gruppo più colpito dal calo dell’occupazione (-332 mila unità). La minore entità dei guadagni dei figli rispetto a quelli dei genitori ha determinato una riduzione del reddito familiare relativamente più contenuta. D’altra parte, la perdita di occupazione dei figli è stata più frequente nelle famiglie con almeno due redditi.
Alla diminuzione del reddito familiare si accompagnano spesso situazioni di disagio economico. Secondo i dati provvisori dell’indagine Eu-Silc, nel 2009 il 15,3 per cento delle famiglie presenta tre o più categorie di deprivazione. Tale valore è marcatamente più elevato tra le famiglie con cinque o più componenti (25,5 per cento), tra quelle residenti nel Mezzogiorno (25,3 per cento), quelle con tre o più minori (29,4 per cento) e quelle che vivono in affitto (31,4 per cento).
La perdita del lavoro e il passaggio alla cassa integrazione hanno solo in parte contribuito all’entrata delle famiglie in situazioni di deprivazione; in realtà, infatti, il 60 per cento del totale delle famiglie che nel 2009 risultavano deprivate lo era già nel 2008. Inoltre, in molti casi, la presenza in famiglia di altri percettori di reddito ha garantito la permanenza nello stato di non deprivazione. A parità di altre condizioni, il passaggio dall’occupazione alla cassa integrazione non ha avuto effetto sull’entrata in deprivazione. Ciò contribuisce a spiegare perché l’indicatore di deprivazione, pari al 15,3 per cento, sia rimasto stabile rispetto al 2008. Tra il 2008 e il 2009 crescono le famiglie indifese nel far fronte a spese impreviste (dal 32 al 33,4 per cento in media), quelle in arretrato col pagamento di debiti diversi dal mutuo (dal 10,5 al 13,6 per cento di quelle che hanno debiti) e quelle che si sono indebitate (dal 14,8 al 16,4 per cento). (ec)
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